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mercoledì 3 giugno 2009

Dell'acqua che vien giù dal cielo

Tic...

Una goccia, viene giù dal cielo. L'aria ha un profumo diverso quando sta per piovere, odora di... "bagnato", non saprei come altro dire.


Tic...

Guardo in su, e già, pare proprio che stia per mettersi a piovere. A dissipare dubbi e speranze residue un'altra goccia che mi è appena precipitata in un occhio. Mi sono sempre chiesto come sia statisticamente possibile che se alzi la testa quando sta piovendo è certo che resterai accecato.

Tic, tac, plinf, pluf...

Ora piove più forte, dovrei sbrigarmi a tornare dentro. Invece indugio, voglio restare per un po' qui, sotto l'acqua che mi scorre dalla testa lungo le spalle, fare da tramite tra cielo e terra. C'è una cosa che non faccio da tempo, non so nemmeno perché, ad un certo punto della ma vita, abbia smesso di farla. Probabilmente è la paura di rendermi ridicolo ("sei cresciutello per metterti a fare certe cose, non ti pare?" - "No, oggi no"), un'altra sciocchezza che continua a condizionare la mia vita.

Tic, tic, tiritiritiritiritiritiritiritic...

Col viso ancora rivolto al cielo e gli occhi chiusi apro la bocca, ho voglia di assaggiare la pioggia. So cosa state pensando: "in fondo è acqua, che sapore vuoi che abbia? Al massimo ti lascerà un retrogusto di gas nocivi!". Invece io penso che la pioggia abbia il sapore delle nuvole; è vero, personalmente non ho mai assaggiato una nuvola, ma mi piacerebbe farlo... quando il cielo è sereno le nuvole sembrano fatte di zucchero filato, devono necessariamente essere deliziose. E vorrei mangiarne una, solo per scoprire che hanno il sapore della pioggia, come è giusto che sia.
La pioggia ha il sapore dell'infanzia, degli ombrelli tenuti da mamma e papà, delle scarpe zuppe e dei pantaloni fradici, perché quando hai 6 anni e il cielo sembra così lontano la pioggia si ferma a terra, diventa pozzanghera in cui sguazzare, tentazione irresistibile di allungare almeno un piedino.


Tic...

Sarà meglio rientrare, non sono più un bambino. Oggi ogni goccia è un ricordo, di quelli che fanno male quando piove forte, di quelli che immalinconiscono quando è pioggerellina leggera e fitta.
Asciughiamo per bene la testa e torniamo alla solita vita, tra poco smetterà di piovere.

ON AIR: Billie Myers - Kiss the rain (acoustic)

martedì 27 gennaio 2009

Ricordando di non dimenticare

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Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


(Primo Levi, "Se questo è un uomo")

mercoledì 21 gennaio 2009

Music from the past

Ho ascoltato per la prima volta questa canzone tanto tempo fa, quando ero ancora un ragazzino. Ricordo il senso di malinconia che non riuscivo a spiegarmi e che pure mi lasciò dentro.

L'ho sentita di nuovo oggi che ho sulle spalle qualche anno in più, nuove esperienze negli occhi e nell'animo cicatrici che a volte fanno ancora male... e l'ho sentita mia come all'epoca non avrei potuto, ed ho sentito il calore delle lacrime che ho smesso di versare e che a volte ancora offuscano la vista.

ON AIR: The Beatles - The long and winding road

The long and winding road
(La strada lunga e tortuosa)
That leads to your door
(Che conduce alla tua porta)
Will never disappear
(Non scomparirà mai)
I've seen that road before
(Ho già visto questa strada)
It always leads me here
(Mi conduce sempre qui)
Lead me to you door
(Mi conduce alla tua porta)

The wild and windy night
(La notte selvaggia e ventosa)
That the rain washed away
(Che la pioggia ha lavato via)
Has left a pool of tears
(Ha lasciato una pozza di lacrime)
Crying for the day
(mentre piangeva per il giorno)
Why leave me standing here
(Perchè mi lasci qui ad aspettare)
Let me know the way
(Indicami la strada)

Many times I've been alone
(Sono rimasto solo molte volte)
And many times I've cried
(E molte volte ho pianto)
Anyway you'll never know
(Ad ogni modo non saprai mai)
The many ways I've tried
(I molti modi in cui ho tentato)

But still they lead me back
(Ma mi riportano ancora indietro)
To the long and winding road
(Alla strada lunga e tortuosa)
You left me standing here
(Mi hai lasciato qui ad aspettare)
A long long time ago
(Tanto tanto tempo fa)
Don't leave me waiting here
(Non farmi aspettare)
Lead me to your door
(Conducimi alla tua porta)

lunedì 1 dicembre 2008

A parte il fatto che (mi manchi)

Delle volte è una foto a ricordarmi di te... scattata mentre eri distratta e per questo ancora più bella.

Delle volte è un profumo a ricordarmi di te... come un ricordo d'infanzia, sei odore di buono.

Delle volte è un pensiero a ricordarmi di te... ritorna dal passato e mi travolge, pesante di sentimenti che ancora si agitano confusi, mentre cerco il modo di liberarmi dai nodi che stringono il cuore.

Delle volte è una parola a ricordarmi di te... il tuo modo di esprimerti, la paura di renderti vulnerabile, le lunghe chiacchierate per il semplice piacere di stare assieme.

Delle volte è un viso a ricordarmi di te... finchè non lo scopro sconosciuto, con il cuore che intanto sembra voler sfondare il petto e correre a nascondersi lontano, spaventato dall'idea di soffrire ancora.

Ma più spesso sono io a ricordarmi di te, la sera quando non riesco a prendere sonno o al mattino quando non vorrei svegliarmi perchè in un sogno ti ho ritrovata. E ti ricordo bella com'eri la prima volta che ti ho vista, bella come quando ti ho detto addio, ed è un'immagine che non va via.

Delle volte vorrei dimenticarmi di te...

ON AIR: Cristina Donà - Niente di particolare

giovedì 20 novembre 2008

Una storia...

Un uomo cammina solo per la strada, il passo stanco e pesante. Si ferma un attimo, il tempo di accendere una sigaretta, dare il primo tiro, espirare nicotina mista a vapore nella notte fredda. Alza lo sguardo per seguire le spire di fumo che si intrecciano e si perdono in un silenzio irreale. Stranamente nel bagliore alogeno delle infinite luci della città un angolo di cielo resta limpido, dal punto in cui si trova può vedere le stelle, suggestione di un mare di fiammelle accese nel concerto del buio... e si ritrova a pensare alla donna che ha amato. Da quanto non ha sue notizie? Un mese forse, forse un anno, a volte ha l'impressione di percepire l'arrivo di ricordi che cercano di fare breccia nel muro della quotidianità come se venissero da un passato remoto.

Si sono allontanati di comune accordo, stavano cercando di tenere vivo un sentimento nato morto per metà e vissuto all'ombra di bugie e tradimenti. Nonostante le voci che erano circolate quando alcune mezze verità erano infine venute a galla l'uomo sa che il suo amore era stato puro, scevro di ogni malizia, ma non per questo meno intenso o appassionato. Le aveva donato l'anima, ed era stato come prendere un grosso respiro e fare un salto nel vuoto senza sapere se la corda che ci si è legati alla vita si tenderà prima di schiantarsi al suolo. Ora che tutto è così diverso ripensa con un brivido al rischio che ha corso investendo tutto sè stesso in una storia priva di qualsiasi garanzia e si stupisce di avere trovato il coraggio di lasciarsi trasportare lasciando da parte ogni ritrosia, ogni prudenza, simile a vela gonfiata da un vento tanto forte quanto passeggero.

Lei però non lo ha mai amato davvero e lui in fondo questo lo ha sempre saputo. Ha sperato fino all'ultimo di riuscire a farle cambiare idea, ha sperato di strapparla al passato nonostante il futuro fosse nebuloso, insicuro. Ma lei è scappata per tornare tra le braccia di chi ha avuto la fortuna di rubarle il cuore. L'uomo ha sacrificato tanto di sè per lei, per amor suo è stato in silenzio quando gli ha chiesto di stare lontano, chè equilibri fragili come lacrime di cristallo correvano il rischio di essere spezzati. Con un sorriso amaro ripensa al detto che sua madre gli ripeteva spesso quando era piccolo... "chi ha il pane non ha i denti". Ogni rinuncia l'ha accettata per non vederla soffrire e perché era stanco di soffrire, ed anche se le botte che ha preso sono state tante e forti non ha rimpianti.

I rintocchi di una campana distante lo scuotono, la sigaretta accesa si offre ai timidi refoli di vento della sera, il fumo continua a salire alto in ampie volute, è stato solo un attimo, un attimo lungo una vita.

ON AIR: Simone Patrizi - Se poi mi chiami

martedì 7 ottobre 2008

SI

Sarebbe stata la mia risposta... se mi avessi chiesto...

 "Sei innamorato di me?"
Si... mi sono innamorato di te, di mille particolari di te. Dei tuoi occhi, del sorriso, delle mani, di quel misterioso sapere, sempre, dove accarezzarmi, del tuo accenderti improvviso, di infinite altre cose ancora.

"Vorresti baciarmi?"
Si... l'ho desiderato come niente altro prima. Non volevo che si capisse ma non riuscivo a trovare la maniera per nasconderlo. Ed ogni volta era come se il prima non fosse esistito e il dopo non avesse importanza, ogni istante era solo quell'istante, e i desideri, le preghiere, nascevano e morivano lì, sulle labbra, come farfalle, pochi splendidi battiti d'ali prima di svanire.

"Secondo te sono bella?"
Si... e l'ho sempre pensato, già da prima che divenisse scontato sentirlo pronunciare dalle mie labbra. Sei bella perché potrei guardarti all'infinito senza annoiarmi. E' bello ciò che tutti possono vedere ed ancor di più quello che tieni nascosto dentro.

"Credi davvero che dovremmo stare insieme?"
Si... ne ero (ne sono?) convinto e non so spiegarti quale sia il motivo. Ho provato a trovare giustificazioni razionali e poi a demolirle, perché alcune cose restano solo bei sogni. Nonostante tutto non ho mai avuto dubbi, sentivo che era così con una forza e una sicurezza che non avevo mai provato prima, non potevo fare a meno di credere a una sensazione così forte. Su alcune cose non ci si sbaglia.

"Pensi davvero che dovrei correre il rischio di ricominciare tutto daccapo con te?"
Si... penso che avremmo potuto provarci. Sono assolutamente certo che ne sarebbe valsa la pena. Non serve aggiungere altro, hai guardato i miei occhi, sai che non ho mai pronunciato frasi del genere con leggerezza.

"Mi ami?"
Si... sei stata la prima e l'unica a cui avrei -ho- risposto di si, anche se la reazione non è stata quella che speravo. Anche se ha significato splancare ogni porta, abbandonare qualsiasi tipo di difesa, offrirmi completamente senza più possibilità di trovare rifugio. Si, si e ancora si.

"E davvero mi hai amato così tanto da star male?"
Si... forse a voler tirare le somme sono state più le volte in cui ho sofferto per te di quelle in cui mi hai fatto sentire bene, ma quando ci sei riuscita... ti dico solo che non cambierei quei momenti per niente al mondo, e se il prezzo da pagare è stato un lungo periodo di buio in cui ho sentito il cuore lentamente spegnersi, allora voglio solo dirti che non mi importa, ne è valsa la pena!

"E' vero che il ricordo non va via?"
Si... ho cercato di cancellarlo solo per scoprire che non mi era possibile. Così a volte ritorna, con una fitta al cuore, ed è come se non fossero passati che pochi giorni. Presto o tardi la polvere coprirà i ricordi di questi anni, solo tu resterai intatta, immacolata.

"Mi hai odiato?"
Si... e no... a volte avrei desiderato esserne capace, a volte lo desidero ancora. Ho provato tanta rabbia, perché non capivo, perché avevo l'impressione che tu non volessi capire. Nonostante tutto non sono mai riuscito ad odiarti. Per l'importanza che hai avuto e che hai ancora, per tanti motivi che non so spiegarti.

"Mi avresti sposato?"
Si... del resto te l'ho chiesto, ed anche se si scherzava so che il vero me, quello che resta nascosto in un angolino nascosto per paura di essere deriso, illuso, abbandonato quando non serve più, non avrebbe desiderato altro dalla vita. Avrei portato all'altare il mio grande amore, avrei mai potuto dirle di no?

"Rinunceresti a tutto per me?"
Si... se me lo avessi chiesto lo avrei fatto, senza pentimenti, senza remore. Ogni sacrificio sarebbe stato un piacere se avesse potuto avvicinarmi a te. Perché io so qual è il tuo reale valore e niente al mondo ha più importanza.

"Rinunceresti a me?"

Si... me lo hai chiesto. Ed io l'ho fatto.

ON AIR: Anna Nalick - Breathe (2AM)

lunedì 15 settembre 2008

Niente di più...

Guardarti negli occhi per vederti distante, lontana da me, lontana da noi. Parlarti sapendo che non mi ascolti, che non capisci. Pochi raggi di sole obliqui bucano nubi grigie, come spilli, si rifrangono e si spezzano sui vetri di queste finestre mentre osservo il mondo fuori. Inizia a piovere, no, sono solo lacrime, ricordi che mi accarezzano il viso, e cadono.

Stanco, sento la vita scorrermi attorno, così veloce da non riuscire a fermarla in un immagine, si lascia dietro scie che provo a seguire ma le gambe sono così pesanti, e così forte è la voglia di fermarsi a riposare ancora un po', come quando ero bambino e l'estate rimanevo incantato su di un albero a guardare il cielo attraverso le fronde. E tutto era semplice.

Ora ho delusioni e ferite da nascondere, perché ad ogni domanda è come se una pugnalata, l'ennesima, aprisse uno squarcio in ciò che resta di quel che un tempo era un cuore. Sorridere, far finta che tutto vada bene, aggrapparmi, naufrago, al ricordo di un sorriso.

Ieri principessa, regina forse mai.

Niente di più...

ON AIR: Andy McKee - When she cries

mercoledì 23 luglio 2008

Mia (agg. possessivo femm.)

Qualche giorno fa ho sentito una canzone alla radio. Sul momento non sono riuscito a riconoscerla, sapevo solo che apparteneva al mio passato, alla mia adolescenza. Ho rivisto un ragazzino con la testa tra le nuvole immaginare il suo futuro, la scuola, il lavoro, l'amore, come in un film.

Tu sei mia .. quando vuoi
ma sei mia, mia
tu vai via … tornerai
perché sei mia
quanto tu non lo sai


Col passare del tempo mi è rinvenuto alla memoria quale fosse il titolo della canzone. Mi ha stranito pensare che sono passati già più di dieci anni. Soprattutto mi ha sorpreso un pensiero, io sono ancora quel ragazzino pieno di speranze, di sogni, di illusioni. Una parte importante di me non è mai cresciuta, continuo a sognare e ad avere fiducia, speranza.
Lo faccio nonostante le delusioni, le botte, le parole che bruciano e aprono ferite che non si rimarginano.
Lo faccio perchè è insito nella mia natura, perchè è il solo modo di vivere che conosco.
Lo faccio per quel ragazzino che è in me... che è la parte migliore di me.

venerdì 22 febbraio 2008

Lettera a me

Ciao, come stai?
E' da tanto che non ci sentiamo, vero? Allora, che ne dici di raccontarmi qualcosa, cosa hai fatto in tutto questo tempo? Ma come, davvero sei stato quasi sempre chiuso in casa? Non ci posso credere! Non ti annoia rimanere intrappolato sempre tra le stesse quattro mura? Dici che non è un bel periodo eh? Ti capisco sai, il problema è che ci illudiamo di poter fuggire dall'evidenza costruendole attorno un muro di bugie; a forza di ripetersele smettono di essere stupide menzogne e diventano la nostra verità, almeno fino a quando non siamo costretti a confrontarci con la realtà... e quanto fa male vedersi sbattere in faccia la propria stupidità, vero?

Mi piacerebbe poterti consolare, dirti che domani andrà meglio, che il dolore non dura per sempre ma voglio essere del tutto sincero con te, penso che te lo meriti: non ho idea di come sarà domani o dopodomani o nelle prossime settimane, mesi, anni... non ti arrabbiare ora, lo so, non sono per nulla consolante e mi dispiace, però non me la sento di dirti che va tutto bene, che presto tutto si sistemerà.

Si, so cosa hai passato, capisco i motivi per cui ti sei sentito preso in giro, capisco che non hai capito quasi nulla e questo ti rode, però secondo me non è così, credo che ti siano solo sfuggite le cose più importanti! No no no, non fraintendermi però, non ti sto dando dell'idiota, dico solo che le domande che hai fatto erano giuste mentre probabilmente le risposte non del tutto e almeno di questo non hai tutta la colpa. Del resto ammetto che neppure io ho capito granchè in questa faccenda.

Non vuoi proprio dirmi cosa c'è che non va, vero? Sei così silenzioso, anche più del solito, e questo onestamente mi preoccupa, se prima qualche parola in una giornata la spiccicavi ora temo che spesso mi toccherà conversare da solo. E non te la prendere, lo sai che scherzo... non c'è bisogno che tu mi dica niente, ti conosco abbastanza bene e so cosa ti passa per la testa.

Ti ricordi quando eravamo piccoli? Giocavamo in quel benedetto campetto dalla mattina alla sera, c'era sempre il sole. Ricordi quando tornavamo a casa sporchi dalla testa ai piedi, tanto che tua mamma voleva farci spogliare fuori di casa? Non c'erano pensieri, niente ansie, dubbi... prendevamo dai giorni che venivano quel che capitava. Non so se capita anche a te ma spesso rimpiango quei tempi, eravamo piccoli, si, non potevamo fare quasi nulla da soli ma eravamo spensierati e con le idee molto più chiare di adesso.

Visto? Mi ci è voluto parecchio impegno ma un mezzo sorriso te l'ho strappato! Ora devo andare, si è fatto tardi e domani devo alzarmi presto, ma tu non smettere di sorridere e quando ti sentirai triste tanto da pensare di non farcela pensa a quello che sto per dirti: non darti tanta pena, rialza la testa e non chiuderti in te stesso... so che lo stai facendo quindi non dirmi che sto sparando cazzate! Continua a donare pezzi di cuore a chi ti sta intorno: molti ti deluderanno, tratteranno il tuo dono come carta straccia, ci passeranno sopra senza pensare alle tue sofferenze, qualcuno quel dono lo abbandonerà distrattamente in un mucchietto assieme a tanti altri senza neppure comprendere quanto per te sia prezioso, pochi, pochissimi ne avranno la cura che merita... e una sola un giorno accetterà di condividere il suo cuore con te. Quando questo succederà vedrai che tutto il resto non avrà più alcun senso!

Con affetto,
V.

giovedì 7 febbraio 2008

Una volta tanto

Avete mai avuto la sensazione che la musica, mentre ascoltate, smetta di essere suono per trasformarsi in immagine?

A me è successo, di nuovo, oggi.

Ero quasi sicuro che l'album dei Negramaro non mi avrebbe colpito, che sarebbe scivolato senza alti nè bassi, poi però ho sentito questa canzone, un brivido lungo la schiena, e ho avuto un attimo di smarrimento.

Imprinting di sensazioni passate mentre rivedo me steso sul letto a fissare il soffitto nel lunghissimo pomeriggio... estate calda, aria a tratti soffocante. Ricordo il telefono sul comodino accanto a me, così vicino da sembrare irragiungibile e una lettera iniziata milioni di volte perché qualsiasi parola mi sembrava banale, inutile. Ricordo, stranamente, ogni pensiero, come se lo avessi partorito ora. Ricordo sopra ogni cosa di averla immaginata, incantevolmente assorta, immersa in un mondo del quale non avrei mai fatto parte, e di aver sperato che in quell'attimo anche lei pensasse a me...

[...]

Una volta tanto dimmi sempre,
sarà per sempre.
Quanto ti costa dirmi sempre se poi sempre è una bugia.

Prendimi in giro e dimmi sempre ah
sarà per sempre.
Ma che ti costa dirmi sempre se poi sempre è una bugia.

Se chiudo gli occhi forse sei
tutti gli errori quelli miei.
Almeno tu fossi poesia
saprei cantarti e così sia.

Chiudessi gli occhi affogherei;
è un fiume in piena di vorrei.

[...]

Se chiudo gli occhi non ci sei
in fondo a tutti i miei vorrei.
Almeno tu lasciassi scia, saprei come lavarti via.

venerdì 25 gennaio 2008

Spire di fumo

E' lì che continua a rimuginare su ciò che ha visto mentre si accende l'ennesima sigaretta. "Non fumare!", la voce di sua madre gli risuona nelle orecchie ad ogni primo tiro, "vuoi fare la fine di tuo nonno?". Ogni volta è sul punto di spegnere la cicca, dai sempre retta a mamma e papà, la lezione si è inculcata in lui piuttosto in profondità, lunghi discorsi su rispetto e obbedienza.

Pensava che avrebbe desiderato avere una catena ed un grosso lucchetto, di quelli che si usano per sbarrare i cancelli, ma sapeva che non era quello che lo avrebbe fatto stare meglio. Una catena per la donna che ami? Che senso avrebbe avuto? "E' lei che deve scegliere, capire", queste parole continuavano a ronzargli in testa, "lei sa cosa provo, sa chi sono... nel bene e nel male".

Provava una pesante frustrazione a non poter fare di più, eppure gli bastava girarsi e vederla, seduta al computer o china sui libri, lo sguardo assorto e l'espressione imbronciata, per dimenticare tutto il resto. La guardava cercando di non farsi notare per paura che lei leggesse nei suoi occhi storie che non voleva farle conoscere.

Dio quanto era bella, credeva di essere abituato ai suoi lineamenti, alle sue curve, agli atteggiamenti a metà tra quelli consapevoli di una donna e quelli istintivi, spontanei di una bambina. Invece ogni volta che la rivedeva era come la prima volta... un tuffo al cuore e subito dopo, quasi a rimediare agli attimi di scompenso precedenti, una accelerazione del battito; soprattutto tanta confusione però, sovraffollamento di parole in disordinati capannelli davanti alla barriera di labbra sigillate. Parlare con lei era una delle cose che preferiva nonostante la sua presenza per ignote ragioni lo faceva sempre sentire agitato.

Seguiva il movimento febbrile delle sue mani per poi risalire con lo sguardo alle spalle, al collo, alle labbra sottili, al piccolo neo che lo faceva impazzire -perfetta imperfezione- fino ad arrivare ai suoi occhi. Li adorava, erano la parte di lei che lo aveva colpito di più, tanto che a volte ancora adesso rimaneva a fissarli incantato. Attraverso loro aveva conosciuto lei, la sua forza, la determinazione, la dolcezza, il desiderio di non crescere, di continuare a vivere la favola della sua giovinezza, così come le sue fragilità, l'insicurezza, l'ingenuità. Attraverso loro col tempo aveva imparato a intuire i suoi stati d'animo: poteva dirgli che tutto andava bene, prendere in giro persone poco attente, ma a lui i suoi occhi non avevano mai mentito.

Ripensava a quando le aveva detto "ti amo" credendoci davvero, a quello che gli era costato esporsi così, al suo sguardo che gli aveva rivelato più di tutti i discorsi successivi, dolce, lusingato, imbarazzato ma soprattutto preoccupato per le implicazioni di quelle parole che lui, impulsivo come al solito, non aveva soppesato.

Intuisce una voce che lo chiama, era così sovrappensiero da aver dimenticato di non essere solo, la sigaretta è ormai consumata. In pochi minuti ha rivissuto così tante cose. Il suo sguardo ora è malinconico ma sereno. Non sa se sta guardando il suo grande amore, non sa se riuscirà ad innamorarsi di qualcuno come è successo con lei, poi i loro occhi si incrociano, lui li vede sorridenti... e non ha bisogno d'altro.

martedì 15 gennaio 2008

Nothing else...

Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
E nient'altro ha importanza


Non mi sono mai aperto così
La vita è nostra, e la viviamo a modo nostro
Tutte queste parole che non dico
E nient'altro ha importanza


Cerco fiducia e la trovo in te
Ogni giorno per noi qualcosa di nuovo
Apri la mente ad un nuovo punto di vista
E nient'altro ha importanza


Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
Ma io lo so


Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
E nient'altro ha importanza


Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
Ma io lo so


Non mi sono mai aperto così
La vita è nostra, e la viviamo a modo nostro
Tutte queste parole che non dico
E nient'altro ha importanza


Cerco fiducia e la trovo in te
Ogni giorno per noi qualcosa di nuovo
Apri la mente ad un nuovo punto di vista
E nient'altro ha importanza


Fregatene di ciò che dicono
Fregatene dei loro giochetti
Fregatene di ciò che fanno
Fregatene di ciò che sanno
E io lo so


Così vicino non importa quanto lontano
Non può essere troppo lontano dal cuore
Abbi sempre fiducia in chi siamo
No, nient'altro ha importanza


ON AIR: Metallica - Nothing Else Matters

lunedì 3 dicembre 2007

Ritratto di uno sconosciuto

Cursore che lampeggia sullo schermo in attesa che il movimento febbrile di dita generi parole inascoltate e inascoltabili. Pagina bianca che illumina una stanza immersa nel buio. Trova conforto nella scrittura, rumore familiare di dita che corrono veloci sui tasti, monotonia musicale. Scrive perchè non ha molto altro da fare, questo almeno è quello che racconta agli altri... è un hobby, un piacevole diversivo, un modo per combattere una noia profonda.

In realtà quello che non dice quasi a nessuno è che il suo rapporto con le parole è molto più profondo. Intenso, appassionato, quasi fossero una, cento, mille donne che si contendono il suo amore. La sua mente le accarezza, le sfiora, le culla, le sceglie con cura maniacale per formare frasi, e periodi, e storie. Le ama solo per poi scoprire di odiarle ogni volta che vengono fuori di getto rompendo i filtri che ha sempre costruito tra sè e il mondo, quando rivelano ciò che è davvero, quando senza pudore mostrano -chiara come lenzuola stese ad asciugare nel sole di agosto- la sua anima. Le odia quando si nascondono, timide, spaventate dalle implicazioni nascoste tra significati e significanti.

Una penna e un foglio lo trasformano in un Don Chisciotte senza più illusioni, lancia e scudo di un cavaliere appartenuto a un mondo cancellato dal tempo, tanto legato ai suoi sogni quanto incapace di continuare a crederli realizzabili. Ha combattuto le sue battaglie, sfidato mulini, solo per scoprire che lottare contro il vento non ha senso, meglio lasciare che ti accarezzi il viso, che porti via sulle sue ali leggere le urla di rabbia e con esse il dolore. Meglio ascoltare il buon Sancho, delle volte dà l'impressione di essere un sempliciotto ma a pensarci chissà, in quel suo modo di fare scherzoso erano nascoste così tante verità.

Oggi però non ha niente di cui parlare, sta attraversando una fase in cui stanchezza e sconforto hanno sconfitto la volontà. Così ogni pagina diventa il suo strumento per fissare ricordi, emozioni, come quella volta che... o quell'altra quando disse... niente di nuovo insomma; è convinto che non è tempo di iniziare qualcosa di nuovo, sente di non essere abbastanza affidabile e qualunque cosa nascesse sotto queste premesse che futuro potrebbe mai avere?

Vorrebbe che il passato fosse passato, vorrebbe dimenticare, tornare a non sognare più; sa che sono solo sogni ma è un pensiero che non gli è di molto conforto tutte le mattine in cui si sveglia con la sensazione di aver perso di nuovo ciò che di più importante aveva... e vi posso assicurare che per lui non deve essere facile: provate solo a immaginare un continuo ritrovarsi nelle morbide tinte di un sogno che profuma di verità, solo per poi aprire gli occhi e scoprire che tutto è come prima, niente è uguale a prima... mentre chiudete gli occhi con forza, a un passo dalle lacrime, sperando di poter riportare indietro qualche frammento di quelle immagini evanescenti.

Ha il petto gonfio di desideri, ambizioni, speranze, scrivendone allenta la tensione provocata dalla loro morsa, nel tentativo di prolungare una fanciullesca spensieratezza al di là  delle costrizioni anagrafiche. Di tante cose ha scritto mostrandole orgogliose al mondo in cerca di un consenso. Alcune cose però le ha tenute per sè, le ha accartocciate, spiegazzate, le ha riposte in un angolo a cui è negato l'accesso a chiunque, troppo orgoglioso per mostrare quanto è profonda la sua insicurezza, ancora troppo debole per tornare ad offire il proprio cuore al pubblico ludribio.

Così scrive, ed ogni volta che lo fa il tempo si dilata e lui si sente libero. Di esprimere, di creare -demiurgo della parola- una nuova realtà, o semplicemente un'altra realtà.  Non finzione, non invenzione, non sofistica ricerca dei giardini dell'Eden, solo la propria realtà, in cui se hai fiducia, se ci credi, non è mai troppo tardi perchè le cose cambino.

"Uno scrittore è così" mi ripete spesso, anche se so per certo che non conosce un gran numero di veri scrittori; dunque forse sarebbe meglio dire che lui è così, non può fare a meno di guardare alla vita come se fosse un romanzo. Chissà, domani potrebbe voltare pagina e scoprire che la trama prenderà una piega inaspettata, del resto non è forse la vita la più fantasiosa delle sceneggiatrici?

Adesso non se la sente di pensarci, io che un po' lo conosco posso dire che si sta trascinando faticosamente lontano da qui, sta accettando una sconfitta compresa ma mai accettata anche se forse preferirebbe rimanere e combattere fino alla fine, invece è qui davanti a me che chiude gli occhi e desidera ardentemente che per pochi istanti ancora immagini del passato coprano il presente...

domenica 2 dicembre 2007

Diari della bici con le rotelle

SCENA: un giorno di sole qualsiasi di una stagione qualsiasi di una città qualsiasi in un posto qualsiasi dove fare quattro passi o fermarsi a chiacchierare.

PROTAGONISTI: nonna, bimbo in passeggino, una lei, un lui.

ATTO I, SCENA I
NONNA: visto che bella giornata? Oggi che la mamma ha da fare ti porto a fare una passeggiata, così pigli un po' d'aria!
BIMBO: nghè, nghè...
LEI: ma che bel bimbo! Ciao cucciolo, come ti chiami?
NONNA: si chiama (scegliete un nome a vostro piacimento, non ho voglia di fare sforzi di fantasia), la mamma aveva degli impegni e quindi tocca alla nonna portarlo a spasso.
LUI: lascia stare quel povero bambino, non vedi come sta tranquillo? Perchè lo devi spaventare?
LEI: ma che dici? Guarda che noi siamo belli, mica come te!!!
BIMBO: gah gha, ah.. bababa...
NONNA: signorina, ma che dite, voi siete una bella ragazza ma anche lui è un bel giovanotto... siete proprio una bella coppietta!

Lei, imbarazzata, farfuglia qualcosa, mentre lui se la ride sotto i baffi (che non ha, è solo un modo di dire). Dopo i saluti di rito nonna e bimbo vanno via, e la storia continua...