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domenica 17 luglio 2011

Ogni arrivo è una partenza

Perché una cosa finisca deve prima iniziare.

E tutto ciò che ha un inizio prima o poi arriverà alla fine.

Sono stato bene a volte, e spesso male. Tra il principio ed il termine sono passati i giorni, e i mesi e gli anni. E gli occhi e il cuore sono pieni, stanchi e ammaccati eppure soddisfatti.

Dei mille e più volti quasi tutti sono ricordi sbiaditi.Alcuni resteranno, si trasformeranno in ricordi di dolci struggenti amori passati, mentre altri saranno storie da ricordare e raccontare quando signora Nostalgia deciderà di tornare a far visita.

Scrivo, senza motivi e senza un preciso filo logico. Scrivo perché è qui che ho cominciato e farlo ora che un altro capitolo si chiude mi sembra la maniera più naturale di far quadrare il cerchio. E' la mia vita che tenta di mordersi la coda, è il mio modo di ricordarmi che ci sono e sono ancora io, nonostante tutto, nonostante tutti. Scrivo perché nonostante sia contento c'è sempre una punta d'inquietudine ad accarezzarmi la pelle appena mi distraggo.

Un brindisi. A ciò che finisce, perché permette a tutto il resto di cominciare.

ON AIR: Edwood - Distance

lunedì 20 settembre 2010

Del ricordo dell'amore e dell'amore tra i ricordi

Credevo che l'avrei superato, che un giorno mi sarei lasciato tutto alle spalle, che mi sarei svegliato e con stupore avrei scoperto di aver finalmente smesso di chiedermi quando tutto aveva iniziato ad andare storto, quali erano stati i miei sbagli e come avrei potuto evitarli, come saremmo stati, cosa saremmo stati.

Lo credevo davvero, e per davvero ci stavo riuscendo, allontanando lentamente i pensieri dal dolore di una decisione che ero stato costretto ad accettare dopo aver compreso che non avrei potuto fare altro. Tutto questo lottare, provarci, distrarsi, solo per scoprire che il ricordo del tuo volto, dei tuoi gesti, è nascosto così in evidenza.

E bastano le parole levigate di un libro sfogliato un po' per curiosità e un po' per noia, essenziali, cancellate e riscritte fino a renderle perfette nella loro semplicità, a riaverti qui davanti, mentre parli ed eviti gli sguardi. E bastano le note di una canzone quando sembra che tra i solchi sia inciso il suono delle tue parole, la dolcezza tranquilla del tuo respiro.

Così decido di andare avanti, di scegliere una nuova strada sapendo che si allontana da te e sperando che basti, nonostante sappia che continuerò di tanto in tanto a voltarmi indietro nella speranza, i nostri ruoli per una volta invertiti, di vederti corrermi incontro tentando di raggiungermi.

ON AIR: Arctic Plateau - In Time

lunedì 22 dicembre 2008

Buon Natale (eccetera eccetera)

Parto.

Iniziano le vacanze anche per me. Cambiamento d'aria in attesa di trovare la forza per cambiare anche tutto il resto.

Intanto faccio gli auguri a tutti:
   - A chi condivide con me gioie e dolori quotidiani.
   - A chi lavorerà mentre gli altri si danno al cazzeggio.
   - A chi non vedo da tempo ma so che comunque c'è, perchè è così da quando eravamo ragazzini.
   - A chi è andato via senza salutare, forse perché ha detto addio fin troppe volte.
   - A chi ha fatto del male senza volerlo.
   - A chi ne ha fatto con intenzione.
   - A chi soffre e a chi è felice.

Un augurio particolare però và ad una certa vagabonda. Spero che tu stia bene e che sia felice, oggi, domani... sempre.

Sono stato rapido ma la pre-partenza mi costringe a sistemare in fretta e furia le ultime cose (e poi chi conta davvero per me sa già cosa penso)... per cui saluto tutti e vò. Ci vediamo nel 2009!

mercoledì 30 luglio 2008

Vacation

Parto.


Vado in vacanza per un po'. Mi allontano per un po' dai pensieri, dalle preoccupazioni. Provo a dimenticare il me che sono quando sono qui e prendo un po' di ferie da me stesso.


Bisogno di mare, di sole, di prendere un po' di colore. Bisogno di vedere facce sconosciute, di ascoltare parole nuove.


Parto, ma tornerò presto...


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martedì 29 luglio 2008

See you soon

Guardarti partire, altro non posso, e sentire il vuoto, perdermici in un goffo tentativo di attraversarlo.
Non ho più direzione e i piedi sono stanchi, da tempo guidano loro la marcia senza sapere dove andare, movimento casuale alla ricerca di cose che non so. Tanta era la foga di trovare che credo di aver perso di vista l'obiettivo.

Verso una lacrima per uno sguardo che si volta. Una lacrima per spalle che si allontanano. Una lacrima per i sogni che muoiono soli, in silenzio. Una lacrima perché che ho desiderato odiarti tanto da non voler rivedere più il viso. Una lacrima perché so di non essere in grado di farlo. Una lacrima perché sei la più bella e la più distante.

Credevo di non avere più lacrime ed invece sento le guance bagnarsi. Credevo che lasciarti andare via sarebbe stato più semplice ed invece continuo a soffrirne...

mercoledì 25 giugno 2008

Mi dispiace

"Oh, once in your life you find someone
Who will turn your world around...
Yeah, nothing could change what you mean to me
Oh there's lots that I could say
But just hold me now..."



Mi dispiace di essere così infantile e capriccioso.
Mi dispiace ogni volta che non riesco a staccarmi da te.
Mi dispiace, tutte le volte che mi chiedono "c'è qualcosa per cui rinunceresti a tutto?", non poter pronunciare il tuo nome... mi dispiace dover ammettere che è ancora così.
Mi dispiace se in alcuni momenti non riesco a guardarti negli occhi, perché quando lo faccio tempo e spazio non hanno più importanza, perché temo che tu possa leggermi dentro, a fondo, fino a scoprire segreti che non confesso neppure a me stesso.
Mi dispiace se al pensiero di non vederti mi sento morire, è stupido, lo so, ma ogni volta è come la prima volta, ed ogni arrivederci è come l'addio che ho paura di pronunciare. Mi dispiace se ad ogni partenza porti via anche un pezzo di me... sento che mi rimangono così pochi pezzi... e mi dispiace...

"Baby you're all that I want
When you're lying here in my arms
..."

ON AIR: Heaven - Bryan Adams

domenica 15 giugno 2008

Oggetti

Una valigia posata a terra, in una angolo della stanza. Piena per metà, vestiti, qualche libro. Tutto come sempre e davanti agli occhi il simbolo di una vita fatta di arrivi e partenze. Mentre sistema le ultime cose sentire il peso di ogni arrivederci, il dolore degli addii.
Cerco di nascondermi, allontano il pensiero, poso lo sguardo altrove, non voglio che veda, che capisca quanto mi addolori lasciarla andar via ancora e ancora. Gli occhi però non sono in grado di mentire... "guardami, cos'hai?".
E voler gridare che non è giusto mentre tutto quel che esce dalla bocca è un sussurro. Voler prendere quella maledetta valigia e svuotarla, scaraventarla lontano, un gesto inutile, pur sempre un gesto.
La cerniera che si chiude è come un laccio che mi stringe il collo, e per un attimo non riesco a respirare. Vuoto d'aria.
"Ti accompagno", l'illusione che sia ancora qui. Un saluto, una carezza, c'è così tanto sole ed io vedo solo ombre. La sua schiena sempre più lontana, deja-vu, ogni volta perderla con la speranza di ritrovarla.

Dicono che non ci si può ribellare al proprio destino, io non credo che sia così; destino è quello che scegliamo, le azioni che compiamo, quelle che restano sospese. Sono io. Costruisco il mio destino attimo per attimo, preso dalla dannata paura di sbagliare. E con il coraggio di non tirarmi indietro...

ON AIR: Epo - Luce propria

mercoledì 27 febbraio 2008

PUPS,PUFF(CL)

Arrivare alla fine di una storia è come leggere l'ultima pagina di un libro che per un breve periodo ti ha completamente assorbito facendoti dimenticare tutto il resto, in fondo sai fin dal primo istante che "non c'è niente che sia per sempre" ma lasci che la sospensione dell'incredulità ti trasporti in un mondo in cui tutto ciò che desideri è tutto ciò che è. Così quando l'unica parola rimasta è fine il sentimento più intenso è una malinconia profonda, la sensazione che d'ora in avanti sarà tutto diverso. E ti scopri a ripensare a immagini e sensazioni riaffioranti da un passato non troppo lontano: è come sedersi a sfogliare gli album di foto delle ultime vacanze. Ogni scatto ti riporta indietro ai momenti che hai vissuto... alcuni dei ricordi sono già sbiaditi, altri sono ancora tanto nitidi, quasi aggressivi nella loro chiarezza, come sogni già sognati mille e più volte.

Proprio ora, come se la scena si ripetesse davanti ai miei occhi, rivedo un pomeriggio di settembre, faceva ancora molto caldo. Il sole filtrava dalle persiane abbassate per metà donando una calda colorazione ambrata alla stanza. Se mi concentro un attimo riesco a sentirmi nuovamente pervaso dal senso di quiete di quel momento, nonostante la provvisorietà della situazione pareva che tutto fosse assurdamente perfetto nella sua imperfezione. Ed ho questa immagine impressa nella mente, di una ragazza seduta di un letto tanto grande rispetto a lei da sembrare che potesse inghiottirla tra le sue pieghe da un momento all'altro, e lei con le ginocchia al petto e lo sguardo curioso e intimorito. La luce metteva in risalto la sua bellezza semplice ed io cercavo di spiarla di sottecchi nel tentativo di non farmi notare, affascinato da quella presenza che sembrava emanare qualcosa di particolare. Solo col tempo avrei capito di cosa si trattava, in quel momento mi accontentavo di rubare uno sguardo apparentemente casuale ogni tanto. Ricordo anche di non essere stato particolarmente loquace, altro atteggiamento che più avanti sarebbe cambiato radicalmente.

Ecco, ormai i pensieri hanno preso il sopravvento sulla mia parte razionale, da sempre troppo debole. Ora mi rivedo in una fresca sera autunnale, non ne sono assolutamente sicuro ma credo sia una delle prime, forse addirittura la prima, in cui siamo usciti noi due soli. Non c'era malizia, nessuna premeditazione, solo due persone che piaciutesi a pelle, incuriosite l'uno dall'altra, hanno deciso di andare a bere qualcosa insieme. Nel locale non c'era troppa gente, sembrava che ormai i bei tempi delle serate universitarie affollate all'inverosimile e delgi schiamazzi che mi tenevano sveglio fino a notte fonda fossero ormai tramontati. Nonostante questo ricordo che stavo bene, c'era lei ed era l'unica presenza imprescindibile in quel momento. Era vestita di nero, capelli corvini, quegli occhi scuri che porto impressi nell'anima quasi mi avessero marchiato a fuoco, e la sua pelle pallida a creare uno strano, seducente contrasto. Bevevamo e parlavamo di niente, scherzavamo, ridevamo, credo più grazie all'alcol che alla brillantezza della mia conversazione, ed io ero felice. Assolutamente, incondizionatamente felice. E' stata una delle ultime volte che mi sono sentito così, quasi immerso nel mio personale universo parallelo, dimentico del mondo reale e di tutti i problemi che presto o tardi sarebbero tornati a bussare alla mia porta. Ricordo, e non posso fare a meno di sorridere, che lei si sentì male, ancora poco avvezza a rhum e tequila. Adesso mi sembra tutto così assurdamente comico ma allora, mentre la riaccompagnavo a casa e la guardavo salire le scale con un po' di difficoltà, mi sentii in colpa per non aver considerato che forse non era il caso di farle bere roba tanto forte.

Quel portone... l'ho riaccompagnata a casa moltre altre volte. Una volta, per gioco, proprio lì le ho chiesto di sposarmi. Purtroppo non avevo diamanti a portata di mano così mi dovetti accontentare dell'anellino del tappo di una bottiglia di plastica. Lei mi guardava a metà tra lo stupito e lo sconvolto ed io solo molto tempo dopo mi resi conto che probabilmente, se follemente mi avesse detto di si, sarei corso in chiesa a parlare con il prete non appena fosse tornato a splendere il sole.

Abbiamo parlato a lungo, conversazioni di ore, attraverso discorsi apparentemente innocui le ho rivelato parti immense di me, rincorrrendo parole, frasi, idee ho cercato di comprendere qualcosa in più di lei. E poi c'era quel piccolo gioco, così tipico di me, da sempre sospeso tra il detto e il non detto: annotavo le iniziali delle parole di alcune frasi per ridere di lei, tanto bella anche quando si arrabbiava perché mi rifiutavo di dirle cosa significavano. E La guardavo a lungo, con la paura che un giorno non avrei più potuto farlo, sapendo già, inconsciamente che il giocattolo che avevo atteso tanto a lungo di avere era troppo fragile per le mie goffe mani.

Quante volte è stata a un passo da me, pochi centimetri che in un attimo si trasformavano in chilometri perché non sono mai stato capace di accettare di non essere l'unico. Rivedo ogni suo movimento, a volte quando sono sovrappensiero mi sembra addirittura di risentirne il profumo. Si divertiva a provocarmi, le riusciva dannatamente bene e d'altronde con me sfondava una porta aperta. Ricordo che a volte l'ho desiderata così intensamente da dovermene allontanare. A volte mi sorprendo a cercare i suoi occhi tra quelli delle persone che mi passano accanto, solo per rendermi conto che lei non c'è.

Del resto la vita non è sempre rose e fiori ed io mi sono avventurato su sentieri che sapevo mi avrebbero condotto a terre aride e desolate. Ho tentato con ogni fibra del mio essere di riscrivere il nostro destino e tutti i miei sforzi mi si sono rivoltati contro; anche se cerco in ogni modo di dimenticare, di superare il vuoto che si è creato dentro me sono ancora troppo debole per riuscirci. Questo continuo senso di irrequietudine mi ha spinto ad allontanarmi, a cercare il silenzio fuori da me nella speranza di riuscire a riportarlo anche in me, consapevole però che il mio cuore avrà sempre un punto cieco in corrispondenza di lei.

Adesso che il presente torna a reclamare la mia attenzione mi sovviene una frase... beh, sappi che tengo da parte in gran segreto un frammento di luna per te, lo avevo raccolto tanto tempo fa nella speranza di poterti rendere felice nel caso in cui me lo avessi chiesto... e seppure non dovessi mai tornare a reclamarlo sarà tuo per sempre.

giovedì 10 gennaio 2008

2008

Strano inizio d'anno... ho deciso di rientrare anticipatamente perché era in programma la visita di una persona che desideravo rivedere. Tanto più è semplice abituarsi alla presenza di un ospite in casa quando questo è gradito, tanto più è triste vederlo andare via.

Per alcuni giorni non ho avuto modo e tempo di fermarmi a pensare ed è stato un bene. Sono stati giorni tranquilli, hanno lenito la tristezza legata ai ricordi, alle tante valutazioni fatte durante la pausa natalizia, mi hanno distratto e devo confessare che ne avevo più bisogno di quanto pensassi.

Niente dura per sempre però, e quel che lasci in sospeso prima o poi torna a chiedere se te ne sei dimenticato o stai solo cercando di evitare il problema più a lungo che puoi. Sfortunatamente non ho dimenticato -potrei? forse dovrei?- e di conseguenza torno ad essere disorientato. A volte mi chiedo se non c'è qualche gran figlio di allegra donna babilonese (per non dire puttana che è così poco chic) che si diverte a mescolare le mie mappe ogni qualvolta inizio a rimetterle in ordine. Da oggi chiamatemi pure "Penelopo", ogni notte disfo quel che di giorno ho fatto.

Mi è stato detto che scappare -nascondersi- è la soluzione più facile; non ha forse pensato che in alcuni casi può essere una necessità... metti che dei killer della mafia vogliono farti la pelle, non sarebbe la soluzione ideale farsi trovare seduti sul cesso a leggere il giornale... quelli sono killer, mica chierichetti!
Quindi la conclusione è: scappare può salvarti la vita, o quantomeno l'equilibrio di cui ho tanto bisogno in questo momento. Non è una scorciatoia, è tutto quel che posso fare per difendermi.

Sapete, non sono il tipo che scappa, forse a volte preferisco prendere tempo ma non corro a nascondermi dietro una colonna sperando che quello che mi insegue tiri dritto senza accorgersi di me. Uno dei buoni propositi della nuova stagione era fregarsene delle voci, delle apparenze da salvare, dei discorsi da non fare, delle chiamate da evitare, insomma fregarsene dell'85% di tutto circa. E visto che ci siamo vi dico una cosa che ("ironia mode" ON) nessuno sa ("ironia mode" OFF): non ne sono capace!

Non si tratta di me, fosse solo per la mia bella faccia potrei fregarmene anche del 98% di tutto senza troppe difficoltà. Purtroppo però "c'è tutto un mondo là fuori"...

Buon anno a (quasi) tutti!

martedì 18 dicembre 2007

Inverno

Ogni volta che c'è un'incontro è destino che si presto o tardi arrivi il momento del distacco. E a me pesa.

Sono irrazionale ma anche un arrivederci prolungato causa festività natalizie ha per me il sapore di fiele dell'addio.

Eccolo... sento tornare un senso di malinconia che avevo accantonato da un po' di tempo e contro cui sono stanco di combattere. Lascerò che le sensazioni trovino da sole la strada per uscire, senza più celarle dietro un'indifferenza così contraffatta che nessun ambulante riuscirebbe a venderla, senza spingerle fuori con rabbia cercando di spostare il raggio gravitazionale dei pensieri. Ormai sono mature abbastanza per fare tutto da sole.

Per canto mio resterò a guardare, mentre fuori piove e sembra che le strade nude piangano di solitudine, afflitte dal silenzio. Guarderò partire le parti più sensibili del mio cuore, quelle che hanno fatto da argine alle onde più impetuose senza mai lamentarsi, continuando a fare il proprio sporco mestiere.

Spero che chi si sta allontando senta quanta parte di me trascina con sè, che intuisca il peso che comportano certe costrizioni, anche se sono inevitabili, anche se sono giuste. Cerco solo scuse... come sempre, tutta colpa di questa dannata malinconia!

Immagino il giorno in cui tutto questo sarà passato e... e no, mi dispiace infinitamente ma il resto di questa storia è mio.

sabato 22 settembre 2007

Arrivederci...

E' arrivato il momento di salutarci. Sapevo che prima o poi sarebbe successo ma speravo che ci volesse di più... invece il tempo è volato e tu stai per iniziare il "lungo e faticoso" percorso accademico. Non ho dubbi che sarà brillante e ricco di soddisfazioni e non devi averne neppure tu. Il mio solo consiglio è di godere di questi anni il più possibile, in futuro li ricorderai tra i più belli. Vivrai nuove esperienze, conoscerai gente diversa, dovrai imparare a cavartela da sola. Non voglio illuderti che sarà sempre tutto bello, anzi, arriveranno anche i momenti difficili, però in quegli attimi pensa che stai costruendo il tuo futuro e che niente è più importante.
E ricorda... se in qualsiasi momento dovessi avere bisogno di me non hai che da farti sentire...

In bocca al lupo CriCri!!!