venerdì 10 ottobre 2008

Ingranaggi

Sono un meccanismo complesso, facile che un qualsiasi insignificante intoppo mandi a puttane tutto il meccanismo. Mi sento come se avessero portato via di nascosto una ruota dentata, ed ora il resto degli ingranaggi gira a vuoto. Se almeno sapessi qual è il pezzo mancante potrei tentare di sostituirlo, ed invece mi hanno mandato per il mondo senza libretto di istruzioni.

Forse mento a me stesso e in realtà so perfettamente dove sia il problema, forse me lo tengo dentro perché altrimenti si innescherebbe una serie di reazioni a catena che porterebbero chissà dove. Quel che so è che ogni maledetto giorno mi sveglio nonostante tutto quel che desidero sia continuare a dormire, per non pensare.

Non riesco a decidere se ho pagato troppo o troppo poco, resta la sensazione di essere caduto in mare con un blocco di cemento per scarpe. Sgomitare, agitarsi furiosamente, non serve a nulla se non a stancarmi ancora di più. Gridare è inutile, sott'acqua nessuno potrebbe sentire. E se anche riuscissi a riemerge, siamo sicuri che qualcuno avrebbe voglia di ascoltare?

Perché tutto ruota invariabilmente attorno allo stesso baricentro, come se un filo invisibile mi tenesse legato a ciò che sono stato, come se non trovassi il coraggio di tagliarlo... o come se in realtà fosse già stato spezzato ed io rimanessi testardamente convinto che il sacrificio di cercare di riannodare i capi possa servire a qualcosa, o a qualcuno.

A volare troppo alti si corre il rischio di sfiorare il sole, di bruciarsi e ricadere al suolo, con violenza, senza possibilità di attutire il colpo. Frammenti di quel che si era si spargono così dapperttutto e per quanta attenzione si possa fare tentando di recuperarli inevitabilmente qualcosa andrà perduto. Resta solo da rialzarsi e ricominciare a camminare, ma non è semplice tornare nell'ombra quando, anche solo per pochi attimi, la luce più calda e dolce ha irradiato corpo e anima.

Così mi allontano, dai rimorsi, dai ricordi, convinto che presto la nebbia impenetrabile attraverso la quale procedo a stento si diraderà. Ma in quella nebbia continuo a cercare un volto, occhi familiari che non ci sono più, sostituiti da risate beffarde e sguardi di scherno.

Volevo essere importante, ma se non posso neppure chiamarti per paura di chi si volterebbe sentendo pronunciare il tuo nome cosa mi rimane?

ON AIR: System Of A Down - Lonely Day

3 commenti:

  1. Complimenti per il tuo blog...perchè non mi inserisci tra i tuoi amici e mi linki?? Te ne sarò grata
    grazie!!!

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  2. Quando la chiamerai,lei si volterà a guardarti...perchè c'è e ci sarà quando ne avrai bisogno!
    Tutto questo perde forse di valore se la chiami sottovoce?

    Inaspettatamente io

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  3. Inaspettatamente, mai quanto in questo momento, mai con altrettanto piacere.
    L'unica speranza è avere ancora la forza di chiamare, la voglia -il coraggio- di farlo.

    Grazie, niente altro che grazie...

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